Abbiamo già descritto dettagliatamente cosa fare dopo la caduta del moncone ombelicale , ma se questo dovesse tardare a cadere cosa può succedere? Se il cordone non cade è possibile che presenti pus e che sanguini, ma non bisogna preoccuparsi non è nulla di grave. E’ importante continuare a medicare il cordone ombelicale come sempre e pazientare.
Qualora il cordone dovesse sanguinare per più di 10 minuti e prosegue per oltre 3 giorni nonostante le medicazioni e le attenzioni continue è meglio avvertire il medico curante. Stessa cosa da fare se il pus nonostante la disinfezione non scompare per evitare che i batteri si diffondano nell’organismo del piccolo.
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Il cordone ombelicale solitamente viene reciso immediatamente dopo il parto, ma un recente studio svedese sostiene che se il taglio del cordone ombelicale viene ritardato di qualche minuto le riserve di ferro che il neonato assimila dalla mamma sono potenziate.
A dimostrazione di questa tesi i ricercatori hanno svolto dei test su un gruppo di circa 400 neonati nati con gravidanze regolari e senza complicazioni., a metà di questi il cordone è stato reciso subito alla restante metà dopo qualche minuto. A 4 mesi dalla nascita i ricercatori hanno richiamato i piccoli e è subito emerso che i bambini ai quali era stato tagliato immediatamente il cordone avevano un peso inferiore agli altri e una carenza di ferro più marcata.
La recisione tardiva è quindi la scelta più opportuna per garantire al piccolo una buona scorta di ferro nelle prime fasi della crescita.
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Sono tanti i bambini che durante i nove mesi nella pancia della mamma si ritrovano con il cordone ombelicale tra le gambe. Questa posizione non porta alcuna complicazione durante il parto, solo in alcuni casi si ricorre al parto cesareo altrimenti si procede normalmente.
Una curiosità interessante legata al cordone ombelicale tra le gambe è che molto di frequente alle prime ecografie il cordone viene scambiato per altro e viene determinato per il nascituro il sesso sbagliato.
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Il parto cesareo viene utilizzato nei casi in cui il parto naturale non è possibile o sorgono complicanze. Questa tipologia di parto è un vero e proprio intervento chirurgico in cui il neonato nasce grazie a un taglio effettuato sull’addome della neo mamma.
Cosa bisogna fare dopo un parto cesareo? In genere molte donne dopo una parto cesareo rimangono in ospedale per tre giorni, il giorno successivo all’intervento la neo mamma può alzarsi e fare due passi, camminare infatti servirà a evitare trombosi e problemi di circolazione. La ferita va disinfettata con regolarità specie nei primi giorni.
Una volta a casa è consigliabile continuare con la sterilizzazione della ferita, rimanere a riposo e soprattutto non sollevare carichi pesanti. E’ assolutamente vietato sollevare qualsiasi cosa che pesi più del bambino. Sostenere e proteggere sempre la cicatrice con una mano in caso di movimenti a scatto come colpi di tosse, starnuti o risate improvvise.
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Abbiamo parlato diverse volte dell’importanza delle cellue staminali: dal momento della loro individuazione e soprattutto della scoperta del loro potenziale intrinseco, c’è stato un susseguirsi continuo di notizie sensazionali sulle possibili implicazioni dei queste cellule primitive nelle più svariate terapie.
Che siano di origine midollare o cordonale, le cellule staminali sono senza dubbio il futuro della medicina: possono per esempio aiutare a curare il sistema immunitario, ma non solo. L’ultima di queste scoperte, ad esempio, riguarda i danni al cervello causati da traumi: i danni da trauma cranico, è risaputo, possono anche non essere subito presenti e visibili, per questo è necessaria una costante monitorazione del soggetto a cui viene diagnosticato. Le cellule staminali del cordone ombelicale qui possono scendere in campo a dare una mano, durante la fase riabilitativa: vanno infatti a “riparare” i danni cerebrali causati dal trauma subito, limitandone la degenerazione.
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Il cordone ombelicale oltre a essere il principale collegamento tra il feto e la mamma, è avvolto da credenze popolari: le tribù pellerossa lo consideravano la “casa dell’anima”, i massoni lo rievocavano nelle loro cerimonie per indicare la rinascita, nel medioevo le streghe lo impiegavano nei loro riti magici.
E persino gli antichi romani lo offrivano in cura alla dea Intercidona che la tradizione vuole, sovrintendesse al taglio del cordone. Ancora oggi la popolazione africana dei Bambara conserva al collo una parte del cordone, a mo’ di talismano poiché credono che sia un rimedio infallibile per le malattie.
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Subito dopo il parto, il cordone ombelicale del piccolo viene tagliato, la parte restante viene chiamata moncone ombelicale che subisce immediatamente un processo di essiccamento che causa un graduale distacco dello stesso fra la prima e la seconda settimana di vita del neonato. Al posto del moncone rimane una cicatrice che viene comunemente chiamata ombelico.
Prima della caduta definitiva è necessario praticare una corretta medicazione affinché i tempi di caduta siano più brevi e non si presentino infiammazioni o infezioni. E’ necessario infatti medicare il moncone con acqua ossigenata e coprire la zona con garze disinfettate per più volte durante il giorno. Anche dopo la caduta del moncone è consigliabile continuare con la medicazione per qualche giorno per allontanare definitivamente il rischio infezioni.
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Durante i nove mesi di attesa è necessario curare con attenzione la propria salute al fine di condurre una gravidanza serena il più possibile. Nel 1998 un decreto legislativo ha stabilito che le spese per gli esami da eseguire durante la gravidanza devono essere gratuiti. Nello stesso anno è stato emanato un decreto che elenca gli esami che sono da eseguirsi gratuitamente durante la gravidanza.
Subito dopo aver stabilito che i sintomi di gravidanza non sono sintomi ma segnali concreti è opportuno eseguire le analisi del sangue in particolare: gruppo sanguigno, fattore rh, emocromo completo con conteggio delle piastrine, elettroforse dell’emoglobina, sideremia, ferritina, test di coombs, glicemia, curva glicemica. A seguire un esame completo delle urine e un’ecografia.
Al 4 mese di attesa biogna eseguire: un altro esame completo delle urine e urinocoltura, questo tipo di esame è da eseguirsi ogni mese. Al quinto è necessario ripetere l’ecografia per verificare il corretto sviluppo del feto. Al settimo e all’ottavo mese vanno ripetuti i seguenti esami: emocromo completo; creatininemia; protidogramma; esame completo delle urine. Nel nono mese al momento dell’avvicinarsi della data del parto è meglio sottoporsi con maggiore regolarità a controlli e visite mediche.
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Delle caratteristiche del cordone ombelicale e della sua fondamentale funzione abbiamo già parlato in precedenza.
Parliamo ora di un altro aspetto del funicolo ombelicale, quello che riguarda la fase del taglio. Quando avviene la recisione del cordone e come si taglia questo collegamento madre-figlio?
Partiamo dalla seconda domanda: al cordone vengono applicate due mollette (dette clamp) non molto distanti tra loro che servono in pratica a bloccare il flusso di sangue che passa nel “tubicino”; a questo punto il taglio viene eseguito generalmente dalle ostetriche. Tornando invece al primo quesito, ci si divide ancora sul momento del taglio: in alcune strutture infatti si procede pochi istanti dopo la nascita del piccolo alla recisione del cordone; altri sostengono contrariamente che effettuare il taglio dopo pochi secondi dal parto sia una pratica da scongiurare e suggeriscono di attendere almeno 4-5 minuti. In questo secondo caso infatti si aspetterebbe che il cordone porti a termine la sua funzione naturalmente, smettendo di pulsare quando il piccolo sia effettivamente pronto a fare il primo respiro in totale autonomia. Il taglio immediato del cordone non è comunque dannoso per il neonato: aspettando qualche minuto in più però l’apporto di sangue è maggiore e dunque anche di ferro, costituendo una difesa in più da anemie e simili.
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Durante la graivdanza la donna è più delicata ed è maggiormente soggetta a alcuni disturbi o patologie che possono rendere fastidiosi i nove mesi di attesa. Il fastidio più frequente è il bruciore di stomaco, per evitarlo è meglio non consumare molta carne rossa, mangiare più volte al giorno e non mettersi a letto subito dopo aver mangiato.
Il primo trimestre di gravidanza è quello più delicato , bisogna adottare uno stile di vita sano e salubre affinchè si possa condurre una gravidanza serena. Nei mesi successivi è il sistema scheletrico muscolare a essere maggiormente interessato da disturbi come mal di schiena, crampi e infiammazioni del nervo sciatico. E’ opportuno per questo evitare di stare a lungo in piedi, di sedersi su divani e sedie nè troppo morbide e nè troppo rigide.
E’ importante curare anche l’alimentazione e seguire precisi consigli per non ingrassare troppo in gravidanza e per non avere problemi di stitichezza e persino di emorroidi. Anche l’insonnia è un disturbo che colpisce molte donne in dolce attesa, sono tutti fenomeni frequenti che devono essere analizzati insieme al proprio medico curante.
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